venerdì 21 ottobre 2016

No al BULLISMO

Il caso di due ragazzine sarde è solo l'ultimo di una serie di atti di bullismo che riguardano gli adolescenti in Italia. Sono sconvolta ogni volta che vedo circolare questi video al TG o sui social network, il bullismo nuoce alla persone e alla società in modo devastante vi lascio alcuni stralci su questa piaga sociale estratti direttamente da Wikipedia, mi auguro che chiunque sia tra le mie amicizie perda qualche minuto per leggerlo anche se è un pò lungo.
Colgo l'occasione per farvi vedere il Trailer di un film che spero presto di vedere trasmesso soprattutto nelle scuole. Il Trailer è tratto da "Perdonami" Regia di Antonello D'Onofrio https://www.youtube.com/watch?v=00dldLtU2oA e per proporvi la firma sulla petizione di Change.org https://www.change.org/p/ministero-di-grazia-e-giustizia-punizioni-severe-contro-chi-commette-atti-di-bullismo dove si chiedono "Punizioni Severe contro chi commette atti di bullismo"
Il BULLISMO è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l'atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi. Letteralmente il termine "bullo" significherebbe "prepotente", tuttavia la prepotenza, come alcuni autori hanno avuto modo di rilevare, è solo una componente del bullismo, che è da intendersi come un fenomeno multidimensionale. Il bullismo può includere una vasta gamma di comportamenti quali violenza, attacchi e/o offese verbali, discriminazione, molestie, il plagio e altre coercizioni. La debolezza della vittima o delle vittime può dipendere da caratteristiche personali o socioculturali. I comportamenti (reiterati) che si configurano come manifestazioni di bullismo sono vari e vanno dall'offesa alla minaccia, dall'esclusione dal gruppo alla maldicenza, dall'appropriazione indebita di oggetti fino a picchiare o costringere la vittima a fare qualcosa contro la propria volontà. L'allontanamento dal gruppo in particolare è favorito da una serie di metodi quali la mormorazione, il rifiuto a socializzare con la vittima, il tentativo di spaventare i suoi amici di modo che si allontanino a loro volta, finalizzati ad emarginare la vittima, cercando di colpirla nel momento di maggiore debolezza o stanchezza e fiducia in se stessa da parte.
Il bullismo è attivo o passivo, rivolto verso delle vittime del gruppo, con meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere la cultura identitaria del gruppo, sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio. Generalmente, il ciclo può includere sia atti di aggressione sia atti di reazione a disposizione dell'eventuale vittima che sono interpretati come stimolanti da parte del bullo. Il ciclo si basa essenzialmente sulla capacità di avere sempre degli stimoli che possano motivare l'aggressore a porre in essere i propri propositi deviati, a volte reiterati nel lungo termine per mesi, anni o per tutta la vita. Allo stesso tempo il ciclo può essere subito interrotto al suo nascere, o durante la sua progressione, se viene a mancare o l'atto abusivo o la risposta della vittima. Mentre il coinvolgimento sociale può sembrare complicato per comprendere l'attività bullistica, lo stimolo che più frequentemente è implicato nella riattivazione del ciclo è la sottomissione. Nel momento di percezione dello stimolo, l'istigatore tenta di ottenere un riconoscimento pubblico per ciò che andrà a compiere, come dire: «vedetemi e temetemi, sono così forte che ho il potere di incutere timore verso qualsiasi persona ed in qualsiasi momento senza pagare alcuna conseguenza per le mie azioni!». Nel momento in cui la vittima dimostra di possedere delle tendenze passive o comunque che la inibiscono di reagire, allora il ciclo continuerà a riattivarsi. Nei casi in cui il ciclo non si è stabilito ancora, la vittima potrebbe rispondere in modo che qualsiasi tentativo da parte dell'aggressore non avrebbe alcun effetto. All'uopo, le istituzioni possono inibire o rafforzare il bullismo, ad es., colpevolizzando le vittime ed inducendole a risolvere da soli i propri problemi
Il bullismo si basa su tre principi: Intenzionalità. Persistenza nel tempo. Asimmetria nella relazione. Vale a dire un'azione intenzionale eseguita al fine di arrecare danno alla vittima, continuata nei confronti di un particolare compagno, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l'azione e chi la subisce (ad esempio per la mancanza di una tecnica di autodifesa). Il bullismo, quindi, presuppone la condivisione del medesimo contesto deviante
Esistono diversi tipi di bullismo, che si dividono principalmente in bullismo diretto e bullismo indiretto.
Il bullismo diretto è caratterizzato da una relazione diretta tra vittima e bullo e a sua volta può essere catalogato come:
BULLISMO FISICO: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci, spintoni, sputi o la molesta sessualmente; BULLISMO VERBALE: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi, sgradevoli o minacciandola, dicendo il più delle volte parolacce e scortesie; BULLISMO PSICOLOGICO: il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto; CYBER BULLISMO: o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite SMS o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripreso e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarlo, per minacciarlo o dargli fastidio.
Il bullismo indiretto è meno visibile di quello diretto, ma non meno pericoloso, e tende a danneggiare la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, escludendola e isolandola per mezzo soprattutto del bullismo psicologico e quindi con pettegolezzi e calunnie sul suo conto.
Nelle azioni di bullismo vero e proprio si riscontrano quasi sempre i seguenti ruoli:
"bullo o istigatore": è colui che fa prepotenze ai compagni "vittima": è colui che più spesso subisce le prepotenze "complice": colui che, magari, ride all'azione del bullo, "alimentandolo".
Una prima distinzione è in base al sesso del bullo: i bulli maschi sono maggiormente inclini al bullismo diretto, mentre le femmine a quello indiretto. I maschi in particolare, tendono maggiormente all'approccio di forza, mentre le femmine preferiscono la mormorazione. Per quanto riguarda invece l'età in cui si riscontra questo fenomeno, si hanno due diversi periodi. Il primo tra i 8 e i 14 anni di età, mentre il secondo tra i 14 e i 18, ma negli ultimi anni si sono riscontrati fenomeni di bullismo anche tra i ragazzi di 11 anni e anche di meno.
Una quarta figura è rappresentata dall'"attendente o spettatore" che partecipa all'evento senza prendervi parte attivamente. Il bullismo, quindi, varia da un semplice rapporto diadico ad una gerarchia di bulli che si circuiscono a vicenda.
Il bullo e/o l'istigatore
Gli adulti che abusano della propria personalità, che hanno un atteggiamento autorevole, combinato con il bisogno di controllare l'ambiente circostante, hanno anche una maggiore tendenza a sottovalutare le proprie vittime.
Sviluppi nella ricerca hanno dimostrato che fattori come l'invidia ed il risentimento possono essere indicatori di rischio per diventare un bullo. I risultati sull'autostima, in particolare, sono controversi: mentre alcuni evidenziano un aspetto narcisistico, altri mostrano vergogna o imbarazzo.
In alcuni casi l'origine del bullismo affonda le radici nell'infanzia, magari da parte di chi è stato a sua volta vittima di abusi. Ci sono delle prove che indicano che i bulli hanno molte più probabilità di avere problemi con la giustizia, e che possa strutturarsi da adulto in una vera e propria carriera criminale.
I fiancheggiatori
Nonostante la maggior parte dei soggetti non sia interessata ad assumere il ruolo del bullo, ci sono un certo numero di persone che intervengono comunque nella vicenda. Tali individui sono i cd. “attendenti” e sfortunatamente tendono a prendere le parti del bullo. Nell'85% dei casi, gli attendenti sono coinvolti nella denigrazione della vittima o nella consolazione del bullo.
Nella maggior parte dei casi, comunque, gli attendenti non fanno nulla che possa preoccupare né la vittima né l'aggressore, a meno che fino a quando il bullo non si stufi di avere gente intorno. Ci sono al riguardo una serie di ragioni per le quali gli attendenti non intervengono, che variano dalla paura di diventare a loro volta delle vittime, alla differente percezione delle ingiustizie che si verificano nel corso della vita.
Spesso il bullismo ha luogo alla presenza di un folto gruppo di attendenti. In alcuni casi, grazie al proprio carisma o autorità, il bullo riesce a creare un'aura di suggestione che gli permette di conquistare il favore degli attendenti e rafforzare la sua volontà. Tali dinamiche sono spesso sottese al fenomeno “baby gang”. A meno che non intervengano dei mutamenti significativi nella prima parte della vita di una gang, c'è il rischio che la “mentalità deviante” si strutturi progressivamente non solo nelle coscienze degli attendenti ma anche nel resto della scuola.
In alcuni gruppi dove tale mentalità ha attecchito, gli abusi e le ingiustizie diventano un denominatore comune all'interno del contesto di riferimento. Una certa tendenza ad elaborare in malo modo le informazioni emotive si riscontra negli attendenti ma in misura minore dei bulli. La conversione della mentalità deviante nei gruppi è spesso un lavoro che richiede molto tempo, risorse e coordinamento con i servizi sociali nonché l'assunzione di un certo rischio.


Per prevenire e arginare il fenomeno del bullismo è fondamentale lavorare proprio sugli osservatori (chiamati anche “maggioranza silenziosa”), che sono a conoscenza della situazione, ma la maggior parte delle volte non intervengono in difesa della vittima.

7 commenti:

  1. Io , da ragazzina delle medie molto timida e chiusa, ho sofferto molto per le prese in giro dei miei compagni di classe , prepotenti e ignoranti. Nessun professore mi ha difesa, tutti hanno finto di non saperne niente e io mi vergognavo a parlarne con i miei. Il bullismo, le prese in giro, i sopprusi, sono finiti quando sono andata alle superiori ma non ho mai dimenticato, nè perdonato.Un saluto e meno male che ora queste cose vengon fuori e se ne parla. Un saluto

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  2. molto vero cio' che scrivi. purtroppo è un fenomeno sempre in crescita e speriamo che venga arginato come tutti gli episodi di violenza....ciao cara

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  3. Cara Shane, il bullismo è una piaga che la società ha creato, la vita troppo facile dei giovani, non sonno dove trovare le loro emozioni, credo che i genitori hanno dedicato poco tempo hai propri figli.
    Ciao e buona serata cara amica, con un abbraccio e un sorriso:)
    Tomaso

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  4. Il bullismo è davvero una bruttissima piaga sociale, oltre che, direi, proprio dell'anima, di chi lo "commette" su altri e di chi lo vive subendolo, ovviamente per motivi diversi.
    Purtroppo quello che veniamo a sapere in merito è solo un infinitesimo di quanto realmente succede nelle scuole, nelle palestre, ora addirittura su internet... infatti è davvero preoccupante in ottica futura, e come pensiero in generale, pensare che un ragazzo nella sua cameretta accanto alla nostra magari è al pc e... subisce tutto questo senza nemmeno che chi gli sta attorno se ne accorga....
    Hai fatto bene a scrivere questo post, spero che possa essere uno stimolo per tanti :)

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  5. ciao
    qua va ok.
    brutta cosa il bullisimo. Hai ragione bisogna lavorare su chi vede gli atti di bullisimo perchè questi bulli vanno fermati denunciando ciò che fanno. Buona domenica.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Mi pareva di avere già commentato ma non vedo.... Io dico no al bullismo no alla violenza!!!!

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Grazie! Shane