martedì 8 novembre 2016

Lo Stalking



Oggi voglio parlarvi di un'altra brutta piaga dei nostri giorni, lo Stalking. Purtroppo un pò come per il bullismo si sentono molti casi in tv ma anche nella vita di tutti i giorni capita che conoscenti o amiche siano coinvolte in prima persona. Prima di spiegare con alcuni estratti da Wikipedia il significato di "stalking" spero e prego chi subisce atti persecutori o molestie assillanti di trovare la forza di parlarne con qualcuno, perchè molto spesso non viene fatto per paura, vergogna o pensando di saper gestire da soli la situazione. Sempre meglio chiedere aiuto e mai sottovalutare il rischio.
Stalking è un termine inglese usato per indicare una serie di atteggiamenti, tenuti da un individuo, che affliggono un'altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana. Il termine stalking, e quindi di stalker, deriva dal verbo to stalk nel significato di "camminare con circospezione", "camminare furtivamente", "colui che cammina in modo furtivo" indicante anche il "cacciatore in agguato".
Il termine stalking, in tema di molestie assillanti, intende indicare quindi un insieme di comportamenti molesti e continui, costituiti da ininterrotti appostamenti nei pressi del domicilio o degli ambienti comunemente frequentati dalla vittima, ulteriormente reiterati da intrusioni nella sua vita privata alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, telefonate oscene o indesiderate. nclude, inoltre, l'invio di lettere, biglietti, posta elettronica, SMS e oggetti non richiesti; più difficile è l'attribuzione del reato di stalking a messaggi indesiderati di tipo affettuoso - specie da parte di ex-partner o amici - che può variare a seconda dei casi personali. Oppure producendo scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, in modo persistente e ossessivo, in un crescendo culminante in minacce, scritte e verbali, degenerando talvolta in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l'uccisione della vittima. Tutto ciò, o parte di esso se compiuto in modo persistente e tenace in modo da indurre anche solo paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori, e chi li attua è un persecutore: un soggetto che commette un atto criminale, in alcuni Paesi punito come tale dalla legge. Si differenzia dalla "semplice" molestia sessuale per l'intensità, la frequenza e la durata della variegata congerie comportamentale.
Il persecutore o stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, un ex-compagno o ex-compagna che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito. In altri casi ci si trova, invece, davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale imponendo la propria presenza e insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa. Meno frequente il caso di individui affetti da disturbi mentali, per i quali l'atteggiamento persecutorio ha origine dalla convinzione di avere effettivamente una relazione con l'altra persona. Questi soggetti manifestano cioè sintomi di perdita del contatto con la realtà e sette volte su dieci hanno un'organizzazione di personalità borderline. Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni, il che mette in luce l'anormalità di questo genere di condotte.
Secondo gli studi della Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri, gli stalker potrebbero inquadrarsi (a stretti, pragmatici fini di polizia) in cinque tipologie:
-il "risentito", caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);
-il "bisognoso d'affetto", desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l'oggetto delle sue attenzioni si convincerà;
-il "corteggiatore incompetente", che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per "ignoranza" delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;
-il "respinto", rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell'affronto costituito dal rifiuto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;
-il "predatore", il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti e intrusioni nella vita privata. Lo stalking può nascere come complicazione di una qualsiasi relazione interpersonale, è un modello comportamentale che identifica intrusioni costanti nella vita pubblica e privata di una o più persone. I contesti in cui si manifesta riguardano:
nel 55% circa nella relazione di coppia; nel 25% circa in condominio; nel 5% circa in famiglia (figli/fratelli/genitori); nel 15% circa sul posto di lavoro/scuola/università
Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti, infatti lo stalking è considerato reato in diversi paesi del mondo. Le norme anti-persecuzione sono volte a tutelare le vittime di tutti quegli atti persecutori che, per la loro caratteristica di ripetitività e perduranza nel tempo, provocano nelle persone colpite stati di ansia e paura per la propria incolumità o le costringono ad alterare significativamente le proprie abitudini di vita.
In Italia Le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di "atti persecutori" (art. 612-bis c.p.), introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (decreto Maroni). La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, rubricato "atti persecutori", che al comma 1 recita:
« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita »

8 commenti:

Fioredicollina ha detto...

Tutto cio' è da condannare e spero che le persone che debbano affrontare questa piaga abbiano il coraggio di denunciare sempre!!!!

edvige ha detto...

Interessante tutti i punti vista basta fare qualcosa. Buona serata

Federica R ha detto...

Mi hai aperto un mondo, o per lo meno me lo hai spiegato! Brutta roba, lo stalking, un incubo per le vittime che devono vivere in perenne ansia e allerta... Purtroppo ad oggi, esso è un reato ancora poco condannato e assurdamente disciplinato!

Irene Bombarda ha detto...

Brava, fai bene a trattare questi argomenti!
Buona giornata carissima!
unospicchiodimelone!

Mirtillo14 ha detto...

Non se ne parla mai abbastanza! Perchè chi è vittima di stalking, deve rendersi conto che da sola non ce la può fare e rischia grosso. Bisogna parlarne con la famiglia, la scuola, le forze dell'ordine ...tacere e sopportare porta solo a peggiorare la situazione. Un saluto

Books Avenue ha detto...

Nuova iscritta :) e post davvero interessante, lo stalking è uno degli argomenti più complicati soprattutto da riconoscere e da affrontare, hai fatto benissimo a trattarlo e lo hai fatto dando tutte le spiegazioni ma in maniera molto delicata :***

Angela ha detto...

Ma non sapevo lo stalking fosse così, o meglio non così dettagliatamente. Grazie per questo post

Antonella ha detto...

C'è proprio da sperare che non capiti più a nessuno...

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Grazie! Shane